Un po’ di fatti miei

“You are more complicated than my girlfriend, and thrust me she is. . .  ”
“Perché io sono una di quelle persona che amano ancora leggere la sera per tutta la notte davanti a una tazza di tisana o infuso rigorosamente caldo, a cui piacciono le cose fatte a mano, le lettere dio quanto amo le lettere e le tazzine decorate a mano, quelle che nessuno compra mai. Perché sono una di quelle persone a cui piace l’odore della pioggia, che quando piove non corre per ripararsi ma alza il viso sorridente e si fa bagnare. Perché sono una di quelle persone che ama mettersi in gioco, che prova a suonare la chitarra anche se non l’ha mai studiata e forse dovrebbe limitarsi a strofinare le corde di violino.
Io sono una di quelle persone che ama le storie scritta sulla pelle delle persone, e non parlo dei tatuaggi o di una scritta con una penna, ma di cicatrici, di storie scritte col sangue e col tempo sulla propria pelle.”
“Ohhh fuck! It’s sound like italian”
“Yes, it is.”
“I don’t remember italian.”
“That could be a problem, I don’t repeat what I have already said.”
“Stronza!”
“ahahah but you remember that”
“I even remember: cazzo, spaghetti carbonara, I like mangiare e te”
“You forgot everything, it’s quite sad. . .”
“Ook I was kidding, I remember more than five words. E’ divertente vedere te portare la pazzia”
“Hahahaha! Guess again. . .”
“No, no way my cheeky little italian monkey! ahahah lol!”
“Well Tim, let’s see if you can translate these in english: vorrei tanto baciarti ma non lo farò perché noi siamo ex e so che tu non mi fermeresti”.
“Of course”
“Of course what? do you not understand?”
“No. Of course I’m not moving if you’ll try to kiss me.”
“I love too much our relation to risk losing what we have.”
“I know, too special for a shag.”
“Do you really believe that we will go all the way?”
“I’m sure, we run all the bases”
“Nope, It’s not the case”
“Ahahah! It’d be cool but I agree with you.”

(Ho scelto di lasciare la conversazione così com’è avvenuta senza modificare nulla. . .)

 

 

Eh già è successo, we had complicate matters

Appena superata la dogana l’ho visto subito, mi è bastato uno sguardo per notarlo, lui, il ragazzo con la maglietta dalla strana scritta che in mano stringeva tre palloncini e un mazzo di rose senza polline.
Gli è bastato un semplice sguardo e mi ha subito trovata. 
Con uno sguardo abbiamo frantumato le nostre vite.
Con un sguardo.

Do you remember?
Your eyes attracted by some force within mine.
I had not to close my eyes to get close to you.
I can’t. . .
cause you were hitting on me in our secret way.
We made out and damn I liked it.
You left me biting my lips
Ohh dang it!

 

 

Fatti successi il 17 luglio

Attimi

La luce è ancora accesa,
in quel tunnel di parole mai pronunciate,
che porta alla vetrina delle emozioni in saldo.

Si sente ancora il battito del mio cuore,
tutto il resto si è dissolto,
sotto la nebbia atlantica.

Dov’è finita la mia gelida apatia?

Rumori

Il vento porta con se dei rumori,

sono colpi,
sono colpi ripetuti,
di una mano che non trema.

Un rumore persistente,
che secca come il sale,
le ali di una falena che sbatte.
Niente di bello.

Buonanotte falena, dovunque tu sia, io ti ho vista e sentita, per me non sei invisibile.
Mi ricorderò di te. . .

Dicono che il tempo . . .

Dicono che il tempo attenui il dolore, che guarisca ogni dolore cancellando l’impronta dolorosa per lasciarle attorno solo un vago alone frastagliato.
Dicono che il tempo lavi via ogni lacrima versata e lasci solo quel amabile retrogusto di salsedine sulle labbra consumate dai denti e dalle onde del mare.
Dicono . . .

Una lettera per sfogarsi

Cara Sam,
dimmi, come stai? Te lo chiedo anche se so già la risposta ma tanto questa lettera serve solo a me per trovare un senso alla cruda realtà. Era da un mese che non mi ci sentivamo, tu non mi rispondevi ma conoscendoti non era una cosa di cui preoccuparsi, quasi sempre visualizzavi e poi ti dimenticavi di rispondere. Io non immaginavo minimamente che tu eri in ospedale impegnata a riprenderti dal coma etilico. 
Sai io solitamente non mi affeziono alle ragazze come te ma tu eri la sorella del mio amico che poi è diventato il mio ragazzo e non so come mi sono legata a te.
 Sei sempre stata l’eccesso fatta a persona, ma del resto ti piaceva far preoccupare tuo fratello che delle sere mi obbligava ad uscire con te, o a fare uscite a quattro: tuo fratello ed io e te accompagnata dal tuo ragazzo di turno. 
Ti ricordi il falò di Halloween? E’ stata la tua prima volta con il capitano della squadra di football, il numero 9 se non sbaglio con quei capelli alla Brad Pitt di Troy. Com’era andata? Ahh si . . . Tim mi aveva invitato al falò sulla spiaggia, mi era venuto a prendere con la sua macchina e c’eri anche tu dietro. Mi ricordo che mi avevi mandato un messaggio del tipo:”Distrai mio fratello stasera. Tu a lui piaci ti verrà dietro. Se non vuoi farci nulla parlagli di qualcosa. Non voglio essere disturbata.” Ed io penso d’averti risposto:”Io e tuo fratello siamo solo amici ma se vuoi te lo distraggo per stasera ma non voglio vederti nella serie teen mom”.
Tim è sempre stato molto protettivo nei tuoi confronti e anche quella sera per accontentarti mi è toccato, anche se non è stato un grosso sacrificio, dargli un innocentissimo bacio che l’ha paralizzato il tempo necessario per defilarti con il fortunato della serata.
Nell’ultimo periodo mi sembravi maturata ma ovviamente mi stavo sbagliando perché quale ragazza rischierebbe così tanto per un fottutissimo birra pong? Mi si è spezzato il cuore nel vedere tuo fratello affranto dal dolore, che non riusciva a trattenere le lacrime, teneva lo sguardo basso, non aveva nemmeno la forza di guardarmi negli occhi. 
Ed io ora non so che fare, non so cosa aspettarmi quando arriverò negli States e non so come farò a dormire stanotte, si perché anche se in questo momento ti odio, io tengo a te e mi sento io stessa colpevole per non averti detto una volta in più che non serviva essere così, per averti aiutato delle volte a sfuggire allo sguardo di Tim e per essere stata una delle tue confidenti.

Vorrebbe essere invisibile Mimi

Cammina in punta di piedi nel rumore della città,
quella ragazza che viene portata in giro dai suoi vestiti.

Non so chi sia ma,

sa di caduta,

di non essere mai abbastanza.

Con lo sguardo catturato dalla bellezza dell’asfalto,
impegnata nel guardare dove mette i piedi.


Vorrebbe essere invisibile Mimi,

ma non l’anno ancora inventato il mantello di Harry