Radici

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Come alberi,
cambiano le foglie
ma restano le radici.
Non c’è alternativa
se si vuole un futuro.

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Rumori di ricordi

Piccoli istanti puri rubati al mare,
a descrivere quel dolore muto sul volto e,
negli occhi quei sogni che mai saranno.

L’ho visto salutarmi,
mi è sfuggito come la sabbia tra le dita,
con quel ciao al sentore d’addio.

Sono rimasta sull’altalena solo con te,
tu che mi davi la forza d’andare avanti.
E poi un giorno mi hai lasciato anche tu.

Ti ho visto morire, disintegrarti sulla scogliera,
esplodere come le onde in tempesta,
aizzate dal vento ti ho visto sparire caro autocontrollo.

Un frammento di una memoria sbiadita

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Devo essere stata proprio felice in quel momento assieme al mio compagno di (dis)avventure

Che cosa sono io che vivo aggrappata a questa superficie logora? Potrei essere io stessa vecchia, una di quelle che non contano più nulla. . . Potrei ma dal mio bel vestito tutto splendente e nuovo direi che qualcuno tiene a me.
Non so di preciso cos’è la mia vita, ma suppongo sia la possibilità di fare un salto indietro con i pensieri. Io esisto per aiutare: per dare conforto nelle giornate difficili o quando non si riesce a vedere la luce. In quei momenti io ci sarò, illuminerò la strada, quando tutto è buio pesto.
Io sono un frammento di una memoria sbiadita che fu, un incentivo a guardare al futuro.

First time I met him

“Ma voi due come vi siete conosciuti?”
“Non te lo ha detto?”
“Non mi ha mai raccontato il come solo che aveva incrociato una ragazza ‘alquanto interessante’ che baciava bene”
“Ahaha. . . . Dunque era . . .”

. . . era una sera di metà maggio, dopo il 16 di sicuro e c’erano già i navigli. Quella sera ero la spalla di un mio amico in cerca di nuove conquiste e mentre lui stava cercando di concludere mi sono ritrovata a parlare con un perfetto sconosciuto.
“Non finisci la tua birra?”
“A dir il vero io non bevo. Non lo trovo divertente. E poi non lo reggo l’alcool.”
“Bevi, bevi caro allora! Se è vero l’alcool sarà come la mela di Biancaneve per te e, a ruoli invertiti, ti addormenterai e magari ti sveglierò con un bacio. O forse no. Ti va di giocare a questo gioco? Ridi? Immagino che ti starai chiedendo come toglierti dal casino in cui ti sei messo. Tranquillo scherzavo. Era un paradosso. La mia vita non è una favola e nemmeno la tua visto che sei ancora qui seduto con me. Forse tu finirai la tua birra. Ti ubriacherai. Ci baceremo e non mi chiederai un lieto fine ma altro. Giusto?“
“Sei intrigante. Finisco la mia consumazione se poi mi concedi un altro incontro. La ritratto così la tua offerta. Mi ubriachi per un altro incontro senza aspettative. Se ti interessa qualcosa di meno superficiale.”
“Cosa ti fa credere che io sia interessata a te?”
“Niente. Ma ad un amico in più non penso che dirai di no”
“Amico?”
“Si si inizia col essere amici”

“E poi? Vi siete baciati?”
“No. Stai sbagliando il soggetto: l’ho baciato. Non fare quella faccia, volevo solo provare la sua teoria.”
“Seee hai verificato l’alchimia?”
“No ho verificato che era un ragazzo per bene. Infatti lui non ha voluto andare oltre.”
“Ma che bravo il mio fratellino.”

C’è un bambino . . .

C’è una barca di carta sul pavimento,
sbiadita dal cloro,
usurata dalle mille e più fantasie.

C’è un bambino seduto su una sedia,
con le mani sporche di colore,
e con le ali strappate.

Sogni calpestati da chi,
doveva dargli rifugio,
doveva proteggerlo.

Quel bambino sarà costretto a salutare l’infanzia per cosa?
Non sa nemmeno cos’è una guerra,
una guerra in nome di cosa poi ?

C’è un bambino dentro quella scuola,
potevamo essere noi quel bambino.

Il mio guastafeste preferito

“Non per fare il guastafeste ma voi non mangiate?”
“Sai che ore sono? Sono le undici si sera. Direi che abbiamo già mangiato.”
“Se hai fame Daniele posso andare a prenderti una pizza dal kebabbaro infondo alla via che resta aperto fino a tardi.”
“Si grazie”
“Noooo. Ma ti pare . . .
“Tranquilla mi fa piacere.”

Chi è Daniele? Beh lui è quello che io considero mio fratello anche se non siamo fratello e sorella. Gli voglio un infinità di bene, nonostante il suo essere un ‘guastafeste’, capace di interrompere un momento magico per una sciocchezza. E anche se mi fa incazzare continuamente lui è il mio uomo, con quei suoi due occhi da cerbiatto impaurito ostenta una sicurezza che non gli appartiene. Ci siamo fatti male duemila e più volte eppure siamo ancora qua, seduti sul divano in casa del mio ragazzo (si ora lo vorrei ammazzare, ma non per davvero). In passato, a quest’ora eravamo già impegnati a fare la lotta, a tirare fuori i denti ma ora mi limito a fulminarti con lo sguardo ed a ignorare le tue richieste di spiegazioni.

“Scusa. Ma più di scusarmi per essere piombato qui senza tanto preavviso che posso fare? Se ho interrotto la vostra serata posso andarmene così come sono venuto.”
“No non puoi. Lui non me lo perdonerebbe e nemmeno io. Sono problemi legati alla family o questioni di cuore?”
“Cuore”- “Non fare come se fossi invisibile. Capisco che non mi vuoi qui ma non vuoi che me ne vada e poi presti attenzione al cellulare e non a me. Sei stata tu a domandarmi.”
“Gli sto scrivendo di prendere anche della birra e del cioccolato. Allora . . . dai Dani raccontami un po’ il problema.”

E in fondo, chissene frega dei progetti che avevo per la serata, anche perchè erano inesistenti. Chissene frega di tutto. L’ho abbracciato, l’ho stretto a me.

“Hai il cuore che sta battendo a mille, è fortissimo. Qualsiasi cosa sia successa sai che su di me puoi contare.”
“Davvero? Allora meglio che mi sposti.”
“Naaa stai, così oltre a prestare attenzione a te, ascolto anche il tuo cuore.”

Capelli arruffati dall’umidità.
Occhiaie marcate fanno compagnia a gli occhi stanchi.
Le energie per un ultimo sforzo
allungarsi sul divano assieme.
Accoccolarsi.
Guardarsi.
Ascoltarsi
L’amore è fatto di piccole cose,
di semplici gesti reciproci.